Un dato sorprendente emerge dalle più recenti analisi sul patrimonio immobiliare italiano: quasi una casa su tre in Italia non è abitata. A evidenziarlo sono i dati del Censimento Istat 2021 e uno studio IFEL sullo stato dell’offerta abitativa, che mettono in luce criticità strutturali e forti squilibri territoriali.
Secondo l’Istat, oltre il 27% delle abitazioni italiane non è occupato da residenti. Non si tratta solo di immobili temporaneamente sfitti, ma di case senza residenti stabili, spesso inutilizzate per lunghi periodi o utilizzate solo occasionalmente.
In termini assoluti, questo significa che milioni di immobili risultano non abitati, una quota molto elevata che solleva interrogativi rilevanti sia sul piano economico sia su quello sociale e urbanistico.
La distribuzione delle case vuote non è uniforme sul territorio nazionale.
Le percentuali più elevate si registrano nel Sud Italia e nelle Isole, dove in alcune province quasi il 40% delle abitazioni risulta privo di residenti. Città come Reggio Calabria e Messina mostrano valori particolarmente alti, seguite da Palermo e Catania con percentuali attorno al 30%.
Anche in alcune città del Nord, come Genova e Venezia, la quota di abitazioni non abitate è significativa, intorno al 25-26%. Al contrario, regioni ad alta densità abitativa e con mercati immobiliari più dinamici, come la Lombardia, presentano valori inferiori alla media nazionale.
Il patrimonio immobiliare italiano è in gran parte datato. Oltre la metà delle abitazioni è stata costruita tra il 1961 e il 2000, mentre una quota rilevante ha più di 100 anni.
Un ulteriore elemento critico riguarda l’efficienza energetica: una larga parte degli immobili non rispetta gli standard moderni, rendendoli meno appetibili sul mercato e spesso troppo costosi da ristrutturare senza adeguati incentivi.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici e in gran parte strutturali:
Queste dinamiche contribuiscono non solo alla mancata valorizzazione del patrimonio immobiliare, ma anche al degrado urbano e alla perdita di valore in alcune aree del Paese.
Una parte rilevante delle case non abitate è costituita da immobili sfitti, cioè alloggi potenzialmente disponibili ma non immessi sul mercato della vendita o dell’affitto. Le stime parlano di diversi milioni di immobili sfitti, inseriti in un totale di abitazioni non occupate che supera i nove milioni.
Nelle grandi aree urbane e metropolitane esiste quindi un significativo patrimonio abitativo che, se recuperato e riqualificato, potrebbe contribuire ad alleviare la pressione sulla domanda di casa.
Affrontare il tema delle case vuote richiede un approccio strutturato e di lungo periodo. Tra le principali leve possibili:
Valorizzare il patrimonio esistente potrebbe rappresentare una risposta concreta sia al problema dell’accesso alla casa sia alla necessità di ridurre il consumo di nuovo suolo.
Il fatto che circa una casa su tre in Italia non sia abitata mette in evidenza una profonda contraddizione del mercato immobiliare italiano. Da un lato, in molte città la domanda di abitazioni è elevata e i prezzi sono in crescita; dall’altro, una parte consistente del patrimonio resta inutilizzata.
Comprendere le cause di questo squilibrio e intervenire con politiche mirate è fondamentale per rendere il mercato più efficiente, sostenibile e accessibile, valorizzando un patrimonio che rappresenta una risorsa strategica per il Paese.